Shale Oil, questo sconosciuto! Cos'è e perché
potrebbe essere il perno del nuovo ordine petrolifero mondiale.
L’industria statunitense dello shale oil – o più
correttamente “light tight oil” (LTO) – nasce come “spin off” della gemella industria
dello shale gas che, a partire dal 2005, ha consentito di ravvivare la
produzione metanifera del paese nordamericano da un declino apparentemente
inarrestabile. Un fenomeno reso possibile, oltre che dagli sviluppi della
tecnologia, da una favorevole congiuntura economica e politica. Il forte
aumento delle quotazioni petrolifere tra il 2003 ed il 2008 e l’emanazione da
parte dell’Amministrazione Bush dell’Energy Policy Act nel 2005 – che con il
cosiddetto “Halliburton loophole” allenta la maglia dei vincoli ambientali
nelle attività di fracking – hanno preparato il terreno ai produttori
“indipendenti” affinché potessero applicare in maniera profittevole l’uso
combinato di due tecniche di perforazione conosciute da tempo: la fratturazione
idraulica (detta anche fracking), brevettata addirittura nel 1949, e la
perforazione orizzontale 1 . Ciò ha consentito di estrarre idrocarburi
intrappolati in formazioni argillose impermeabili denominati shale (o scisti),
la cui presenza era anch’essa nota da tempo.
L’assoluto elemento di novità della crisi petrolifera
in atto è l’affermarsi dell’industria “shale” degli Stati Uniti che, da un
punto di vista quantitativo, ha contribuito a generare l’attuale condizione di
oversupply – avendo consentito un eccezionale quanto irripetibile incremento
della produzione statunitense – mentre, sotto un profilo qualitativo, presenta connotati
sconosciuti al settore petrolifero convenzionale, in particolare: i brevi tempi
di entrata in produzione dei pozzi e del raggiungimento della produzione di
picco, così come il suo rapido tasso di esaurimento. L’eccezionalità di questa
industria potrebbe farla assurgere a perno di un nuovo ordine petrolifero mondiale.
Fonte GME newsletter n°80 marzo 2015
Fonte GME newsletter n°80 marzo 2015
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