venerdì 20 novembre 2015

Aggiornamenti dal mondo dell'Energia



Ad ottobre, gli scambi di energia nel Mercato del Giorno Prima segnano un modesto incremento su base annua (+0,5%), dopo la più consistente crescita osservata nei mesi estivi sostenuta prevalentemente dai maggiori acquisti per il condizionamento degli ambienti. Il prezzo medio di acquisto (PUN), al terzo ribasso congiunturale, scende a 47,66 €/MWh, minimo storico per il mese di ottobre. Nel Mercato a Termine dell’energia elettrica si rileva una flessione dei prezzi dei prodotti negoziati, ad eccezione dell’Anno 2016 baseload stabile a 47,00 €/MWh. 

Ad ottobre i consumi di gas naturale in Italia segnano un aumento del 4,8% rispetto allo stesso mese del 2014. In evidenza i consumi del settore civile che registrano l’incremento più alto da quasi tre anni (+33,0%). Torna il segno meno, invece, sui consumi del settore termoelettrico (-6,4%) che interrompono una prolungata fase di crescita, mentre prosegue il trend negativo dei consumi industriali in calo del 7,3%.  

domenica 15 novembre 2015

Un modo originale e molto utile per ottenere la riduzione del tasso INAIL.



Nel loro incessante percorso per raggiungere l'eccellenza, le aziende sondano tutte le strade possibili. Una delle strade più percorse è quella volta ad individuare azioni che possano ridurre i costi. A volte questa strada è sterile perchè porta all'abbattimento dei costi fine a se stessa, mentre altre volte le azioni intraprese sono virtuose perchè mirate a creare nuove condizioni che nello stesso tempo, oltre a ridurre i costi, migliorano l'efficienza o la produttività o la sicurezza. 

Un'attività molto utile e poco conosciuta, per tutte quelle aziende che hanno dipendenti automuniti sono i corsi di guida sicura. Infatti questa tipologia di attività formativa, se progettata nel rispetto delle direttive dell'INAIL, consente di migliorare la condizione di lavoro di questa particolare tipologia di dipendenti e nello stesso tempo crea le condizioni per accedere alla riduzione del tasso del premio INAIL. 

Il miglioramento della performance di guida porta enormi benefici in termini di:

giovedì 12 novembre 2015

Può la digitalizzazione delle PMI favorirne la crescita?



Secondo il rapporto della Boston Consulting Group, SI! 

Emerge infatti dal loro Rapporto che le PMI digitali crescono del 13% per quanto riguarda i ricavi e vedono aumentare l’occupazione del 10%. Microsoft ha lanciato il progetto “Digitali per crescere” con l’obiettivo di avvicinare le PMI alla digitalizzazione per dare vita ad un circolo virtuoso di occupazione e crescita.

Molto spesso nelle PMI italiane manca la figura dell’IT manager ma gli imprenditori credono molto nel Cloud computing come strumento di sviluppo. La mancanza della competenza interna in IT è dovuta, da una parte alla necessità di fare investimenti in personale e dall’altra alla poco chiara funzione dell’IT e della complessità dell’attività ad essa legata. In poche parole, i titolare delle PMI credono che non serva avere una persona dedicata, però si rendono conto che la mancata digitalizzazione sia una barriera al loro sviluppo.

lunedì 2 novembre 2015

Aumentare la competitività aziendale. 
4 Domande per chiarirti le idee.



Il tema di come accrescere la competitività è sempre tra le priorità di imprenditori e c-level. Le strade perseguibili sono numerose, quale scegliere? Nei momenti in cui bisogna fare delle scelte diventano utili le domande per mettere un pò di ordine in testa e magari trovare spunti per fare alcuni ragionamenti.

Secondo un recente rapporto realizzato dalla Banca Mondiale ci sono stati dei miglioramenti nella riorganizzazione dell'Azienda Italia, mentre da una ricerca realizzata da Doxa Marketing Advice emerge un tratto distintivo per le aziende di successo.

Scarica, gratuitamente, il documento "Vuoi Aumentare la competitività della tua Azienda? 4 domande per chiarirti le idee."

Completa il "Modulo di Contatto" che trovi sulla destra della home page, inserisci la tua mail e scrivi nel campo "messaggio": "voglio ricevere gratuitamente il documento sulla competitività". Ti verrà inviato subito.

venerdì 16 ottobre 2015

OPS, abbiamo troppo petrolio! E adesso?!?!?



Comprende le dinamiche in atto a livello mondiale ci aiuta a comprendere la complessità della vicenda. Non solo interessi economici ma politici e di salvaguardia dell'ambiente. Un intreccio degno dei migliori action movies. L'attuale prezzo del petrolio è effettivamente voluto da pochi? Può essere "pilotato"? Dietro alla realtà esiste un disegno? oppure si tratta del risultato dell'interazione tra domanda e offerta? Quale ruolo gioca la singola impresa alla ricerca del profitto per prosperare e lo Stato che possiede le risorse? Pubblico integralmente un illuminante articolo sul tema. Buona Lettura
Aggiornamenti dal mondo dell'Energia


A settembre, gli scambi di energia nel Mercato del Giorno Prima segnano, per il terzo mese consecutivo, un aumento su base annua (+3,3%) che, diversamente da luglio ed agosto, non pare riconducibile primariamente a fattori climatici o di calendario. Anche per l’offerta nazionale, in calo tendenziale da oltre due anni, a settembre torna il segno positivo (+3,3%); aumentano ancora le vendite degli impianti a gas (+9,2%), mentre tra le fonti rinnovabili, sostanzialmente stabili rispetto a settembre 2014, cresce la fonte eolica ed idraulica, diminuisce la solare. I volumi di energia scambiati in borsa, ai massimi dal 2010 per il mese di settembre, spingono la liquidità del mercato a 66,2%. Il prezzo medio di acquisto (PUN), in calo sia rispetto ad agosto che su base annua, scende sotto i 50 €/MWh riavvicinandosi ai bassi livelli su cui aveva stazionato prima dei rialzi di luglio. Anche il Mercato a Termine dell’energia elettrica registra un generale ribasso dei prezzi, più accentuato per i prodotti mensili; l’annuale 2016 baseload chiude il mese a 47,00 €/MWh.

A settembre i consumi di gas naturale in Italia registrano una lieve flessione su base annua (-0,4%) dopo i sensibili aumenti dei mesi precedenti. Il settore termoelettrico rallenta sensibilmente la crescita esibita nei mesi estivi (solo +1,1%) mentre i consumi civili crescono del 6,7% e quelli del settore industriale calano del 4,2%.

venerdì 2 ottobre 2015

Toy Story 5 
"Buzz Lightyear e l'efficienza energetica in Italia!"



"Verso l'efficienza energetica e oltre...!" possiamo parafrasare il motto di "Buzz" per introdurre "the Next Level" dell'efficienza energetica in Italia. Di efficienza energetica, in Italia, ne abbiamo da lavorare per le prossime generazioni. La Diagnosi Energetica Obbligatoria (necessaria solo a talune aziende) è il primo tentativo di sensibilizzare le aziende in tal senso. A questo proposito le Aziende in genere hanno due tipi di reazioni, la prima è "la DEO è una formalità perchè la mia azienda è gia sul pezzo e forse la Diagnosi non mi dirà niente di nuovo", la seconda è "che scocciatura la Diagnosi mi impone di fare un lavoro che mi interessa poco ed è solo un peso". 

Inutile dire che queste "aziende obbligate" hanno dei consumi energetici di norma così importanti che la riduzione delle spesa energetica dovrebbe essere naturalmente ai primi posti nelle priorità. 

Efficientare ha due declinazioni, la prima è "adottare buone prassi di comportamento", esistono diversi esempi in tal senso e ne cito uno recentemente condiviso da un cliente. 
Il direttore tecnico un giorno mi dice: " ... ah, qui l'uso dell'Aria Compressa è enorme, ci serve nel nostro ciclo di lavoro e abbiamo diversi compressori che assolvono questo compito ... però sa cosa le dico, potremo risparmiare un sacco di soldi se solo riuscissimo ad insegnare ai nostri operai a smettere di utilizzarla per qualsiasi cosa; con la scusa che l'aria compressa c'è, la utilizzano per tutto, si puliscono la tuta, puliscono per terra, puliscono il banco lavoro, per togliere la polvere, ecc, quindi parlare di efficienza qui ha questo grosso limite."

venerdì 18 settembre 2015

Il Paradosso delle affermazioni smentite dai Fatti. Lo Strano caso delle Diagnosi Energetiche Obbligatorie!




E' risaputo che il decreto 102/2014 introduce l'obbligo per talune aziende ad eseguire una verifica delle proprie prestazioni energetiche. L'audit, oltre a riportare la situazione dei consumi energetici, deve fornire indicazioni sugli interventi possibili per ridurli, con tanto di valutazioni economiche, in modo da fornire agli interessati gli elementi necessari a valutare e favorire l'implementazione di azioni volte all'efficientamento energetico. Come ogni copione che si rispetti, anche questa volta ci sono voluti diversi interventi successivi all'emanazione per chiarire agli operatori come effettuare correttamente questo adempimento. 
Se la difficoltà interpretativa in prima battuta ha impattato sugli operatori, a seguire ha prodotto effetti anche sull'utente finale che si è trovato di fronte a mille offerte, con meccanismi di esecuzione del lavoro e prezzo completamente diversi. 

AssoEGE l'Associazione Esperti in Gestione dell'Energia ha pubblicato le "Linee Guida per la Formulazione di una proposta Commerciale per la Diagnosi Energetica nel Campo Civile ed Industriale" per aiutare tutti a farsi un'idea di quale debba essere, grosso modo, un costo accettabile di tale servizio. Potete leggerlo e scaricarlo qui.

E' un documento molto utile che dovrebbe aiutare tutte le persone all'interno dell'azienda a decidere a chi affidarsi per questo importante compito. 

Ma dove sta il Paradosso? Il Paradosso sta nella realtà delle cose. Escludendo quelle Aziende dove esiste una competenza in questo campo (poche), in tutte le altre (tante) questo adempimento viene vissuto come l'ennesimo balzello burocratico e costo che si va ad aggiungere agli altri e che toglie competitività.

In un caso concreto, di cui mi guardo bene di fare il nome ma posso indicare alcuni parametri economici: Fatturato superiore ai 200 Milioni di €, più di 250 dipendenti con un consumo energetico vicino ai 20 Milioni di KWh. Sono soggetti obbligati e quindi si inizia a discutere di DEO. Azienda complessa con più stabilimenti, necessità di creare dei cluster rappresentativi, ecc.

martedì 8 settembre 2015

Manuale di Autodifesa dalle previsioni del prezzo dell'energia e gas!



Spesso mi confronto con i miei clienti, ecc sul tema energia elettrica e gas. Sarà perchè la fiducia non è mai abbastanza, ma a quel tavolo avverto sempre quel pizzico di diffidenza sulle parole dette. Lo comprendo, i miei clienti non possono sapere tutto di tutto, quindi fanno "interpolazioni" tra le varie fonti. Prendiamo un argomento a caso: la previsione del prezzo dell'energia. Il mio cliente viene "bombardato" da persone/aziende che vogliono conquistarlo e argomentano in diversi modi le loro tesi. Quando si parla di previsione però si raggiunge l'apoteosi. Esperti per non dire espertissimi quali sono, i vari consulenti, parlano per ore per dimostrare la loro professionalità e la loro capacità di previsione (manco fossero i gestori del mercato elettrico). La realtà è che NESSUNO ha la più pallida idea di quello che dice. Spesso perchè i consulenti sono Venditori indottrinati dalla casa mandante su cosa dire ai potenziali clienti. Una disamina attenta del tema mette in evidenza delle complessità ben oltre la capacità di previsione di un ufficio trading. Si ha a che fare, infatti con sottili giochi ed equilibri internazionali. 

Ad ogni modo, per evitare di dovermi sentire nella condizione di confutare le parole altrui scrivo qui, quello che dico sempre ai miei clienti. Andate a vedere il sito del GME www.mercatoelettrico.org in prima pagina ci sono dei grafici molto interessanti e intuitivi per farsi un'idea di cosa sta succedendo. In questo sito trovate anche la modalità di iscriversi alla loro newsletter mensile che vi tiene aggiornati sul mercato e pubblica degli editoriali molto interessanti di approfondimento. Per chi non conoscesse il GME di seguito una breve descrizione.

sabato 8 agosto 2015

Mollificio Cappeller spa



Il Mollificio Cappeller spa è dal 1968 sinonimo di molle, particolari stampati, sagomati e minuterie di precisione. La capacità di ingegnerizzazione del prodotto, di comprendere le esigenze del cliente, l’utilizzo di tecnologie emergenti integrate alla tradizione e una produzione basata sulla qualità costituiscono le garanzie di continuità del futuro.

Oltre alla sede principale in Italia è nata in Repubblica Ceca la "Mollificio Cappeller Neinsa s.r.o" in collaborazione con "Neinsa", rinomata azienda spagnola leader nel settore dello stampaggio delle plastiche.
La nuova sede ha due divisioni produttive, una specializzata in molle e bobine, l'altra nello stampaggio della plastica, negli assemblaggi, nella saldatura e nella lavorazione del tubo.

La qualità dei nostri prodotti è assicurata da un costante monitoraggio della produzione programmato fin dalla fase di industrializzazione. Il miglioramento continuo è garantito dagli audit di sistema, dagli audit di prodotto e dall'implementazione dei principi del Sei Sigma laddove le criticità di processo lo richiedano. Le sale metrologiche a servizio della produzione sono dotate di strumenti di misura quali: sistema di visione 3D ottico e a tastatore, torsiometri, dinamometri ed altri strumenti progettati e costruiti in base alle specificità dei prodotti da controllare. Il laboratorio interno è dotato di attrezzature di precisione quali il microscopio ed il bilancino microgrammetrico per la misurazione dello sporco superficiale. L'accettazione arrivi garantisce la qualità in ingresso grazie a prove meccaniche eseguite sulla materia prima e a controlli sui trattamenti termici e superficiali eseguiti all'esterno.

venerdì 7 agosto 2015

Come cambia lo scenario del gas in Europa con la fine delle sanzioni all'Iran?



L’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015, e la connessa fine graduale delle sanzioni internazionali, porterà anche allo stop del divieto di esportazione delle risorse energetiche del paese verso l’Europa e del divieto di investimento per le aziende europee nel settore energetico iraniano. Oltre che ricco di petrolio (circa 9% delle riserve provate mondiali di greggio), l’Iran detiene il primato mondiale per riserve provate di gas naturale: il potenziale stimato a fine 2014 è di 35 Tmc, superiore a quello di Russia (32.6 Tmc) e Qatar (24.5 Tmc)3 e pari al 18% delle riserve provate mondiali. Un potenziale ancora non sfruttato Tale dotazione è a oggi poco sfruttata. Infatti, nonostante negli ultimi vent’anni la produzione di gas iraniano sia cresciuta a ritmi consistenti (il CAGR dal 2004 al 2014 è del 6%), nel 2014 essa era comunque pari a un ammontare ancora molto ridotto rispetto al potenziale: 170 Gmc (a termine di paragone la Russia, con un simile dotazione di risorse, produce oltre 575 Gmc all’anno). Al ritmo attuale di produzione, molto limitato rispetto al potenziale, le risorse esistenti si esaurirebbero in oltre 100 anni.

La produzione interna, inoltre, è stata fino a ora quasi completamente assorbita dai consumi interni, con un ruolo per l’export molto limitato: i volumi totali esportati, esclusivamente via pipeline, erano pari circa 10 Gmc nel 2014 (il 5% della produzione interna), diretti per la maggior parte verso Turchia, e in minor misura, verso Armenia e Azerbaijan. L’industria della liquefazione non è invece per nulla sviluppata, in netto contrasto con il confinante Qatar, con il quale condivide il maggiore giacimento di gas offshore (South Pars, scoperto nel 1990) e che è invece il primo esportatore mondiale di LNG (103 Gmc di GNL esportato nel 2014, partendo praticamente da zero negli anni ‘90). Dal 2013 in avanti l’attuale governo ha più volte manifestato ufficialmente la forte volontà politica di far diventare l’Iran un esportatore di gas. I piani dichiarati prevedono un incremento della produzione fino a 400 Gmc al 20257 e l’impegno a realizzare numerosi progetti infrastrutturali necessari per il trasporto al di fuori dei confini nazionali, sia attraverso nuovi gasdotti internazionali che attraverso terminali di liquefazione.
Aggiornamenti dal mondo dell'Energia


A luglio, la decisa crescita della domanda di energia elettrica, sostenuta da temperature abbondantemente superiori alle medie stagionali in larga parte del mese, ha spinto gli scambi di energia nel Mercato del Giorno Prima ai massimi degli ultimi tre anni. Il prezzo medio di acquisto (PUN), dopo la fase di stagnazione sotto i 50 €/MWh dei mesi precedenti, con un balzo di quasi 20 €/MWh sale a 67,77 €/MWh ai massimi da gennaio 2014.

A luglio i consumi di gas naturale in Italia registrano una consistente crescita su base annua (+16,8%) trainata dal settore termoelettrico, i cui consumi, grazie al forte aumento della domanda elettrica, raggiungono i massimi dell’ultimo triennio. Stabili i consumi civili, ancora in calo quelli del settore industriale. 

giovedì 6 agosto 2015

Energia: 
letture più frequenti e nuovi indennizzi automatici per ridurre stime e acconti in bolletta!



  1. Bollette sempre più basate su consumi effettivi grazie a nuovi obblighi di lettura, a incentivi all'utilizzo dell'autolettura da parte del cliente e a criteri che riducano la differenza tra valori reali e stimati; 
  2. incremento della periodicità di invio delle bollette e indennizzi automatici per ritardi; 
  3. divieto di fatture "miste", cioè con dati effettivi e stimati, in caso di scelta di fatturazione mensile. 
  4. Tempi certi per le bollette di chiusura in caso di cambio fornitore, volture o disattivazione. 


Sono le principali proposte dell'Autorità per risolvere alcune delle criticità ancora esistenti in tema di fatturazione, presentate con il Documento per la consultazione "Fatturazione nel mercato retail" 405/2015/R/com, dopo le misure già attuate con il provvedimento sulla misura gas (117/2015/R/gas). Tutti i soggetti interessati potranno far arrivare le proprie osservazioni entro il 30 settembre 2015.

Gli interventi, che riguardano tutti i piccoli clienti, sia in tutela sia nel mercato libero, si basano anche sui primi risultati dall'indagine conoscitiva dell'Autorità sulla fatturazione, da cui emerge come le bollette basate su consumi effettivi (cioè non contenenti consumi stimati) siano il 75% circa del totale nel settore elettrico - dove il 98% circa dei clienti ha il contatore elettronico telegestito -mentre sono l'8,5% nel gas, dove però la diffusione dei contatori telegestiti è appena agli inizi.

lunedì 3 agosto 2015

Grid defection RSE: ecco perché non è economico staccarsi dalla rete! 



Uno studio valuta uno scenario che prevede la rinuncia alla connessione alla rete elettrica per gli utenti domestici. Restano dubbi di natura essenzialmente monetaria, in particolare legati al costo di generazione del kWh elettrico calcolato sull’intera vita utile dell’impianto di accumulo.

Grid defection! Non è il titolo di un film d’avventura girato al di là dell’Oceano, ma più semplicemente una realtà che riguarda (potenzialmente) gli utenti domestici italiani. Il termine grid defection illustra infatti un semplice scenario: la rinuncia alla connessione alla rete elettrica. Non si sta parlando dell’autoproduzione di una quota più o meno elevata del proprio fabbisogno, come già avviene ad esempio per centinaia di migliaia di utenti italiani che hanno installato un impianto fotovoltaico, ma di una totale autonomia di approvvigionamento elettrico. Quasi inevitabilmente, la grid defection obbligherebbe a dotarsi anche di sistemi di accumulo, azione invece non strettamente necessaria per i prosumer che restano collegati alla rete, a maggior ragione per quelli che usufruiscono dello scambio sul posto.

Ebbene, si tratta di uno scenario possibile? O di pura fantascienza? RSE ha cercato di dare una risposta a queste domande. E al momento sembrano esserci più dubbi (di natura essenzialmente economica) che certezze.

Il problema riguarda infatti il COE - Cost Of Electricity, ossia il costo di generazione del kWh elettrico calcolato sull’intera vita utile dell’impianto. 

“I risultati – commentano i ricercatori di RSE - indicano che, con gli attuali costi d’acquisto dei componenti, nessuna delle configurazioni impiantistiche presenti sul mercato appare in grado di raggiungere un COE che giustifichi economicamente un’azione di grid defection”.

mercoledì 29 luglio 2015

Falsi Venditori, quelli che si spacciano per l'Autorità dell'Energia!



(fonte Qualenergia.it)
Telefonate indesiderate, attivazione di contratti non richiesti, falsi venditori: il panorama delle pratiche commerciali scorrette nell’offerta dei servizi energetici è sempre più variegato, come confermano alcuni casi, segnalati da Konsumer Italia, che vi raccontiamo. La tecnica più classica è quella di millantare partner e connessioni con istituzioni o grandi gruppi energetici.

Le formule escogitate dai venditori di energia elettrica e gas per conquistare (o meglio raggirare) nuovi clienti sono sempre più improbabili e fantasiose. Arrivando perfino a spacciarsi per l’Autorità dell’energia, che ovviamente ha ben altro da fare che telefonare ai singoli utenti per presunte verifiche sulle bollette e, tantomeno, per proporre cambi di fornitore. In questo caso stiamo parlando di Green Network, oggetto di alcune recenti segnalazioni da parte di Konsumer Italia. Il problema sembrava risolto, grazie alla linea diretta aperta dalla società per comunicare eventuali chiamate indesiderate o attivazioni di contratti non richiesti, dichiarandosi «estranea a pratiche commerciali scorrette».

Le telefonate ingannevoli

La vicenda era iniziata a marzo, quando diversi residenti nella zona di Colleferro (comune di circa 22.000 abitanti in provincia di Roma) si erano rivolti a Konsumer Italia. Venditori del gruppo Green Network telefonavano alle persone o addirittura suonavano ai citofoni, sempre sotto le mentite spoglie di "tecnici dell’Autorità per l’Energia" (Aeegsi). Una delle chiamate incriminate era stata fatta a Leopoldo Coluzzi, responsabile dell’associazione per l’area di Colleferro. A quel punto, spiega il presidente di Konsumer Italia, Fabrizio Premuti, c’erano tutti i presupposti per denunciare l’accaduto all’Aeegsi e all’azienda. Quest’ultima, dopo aver organizzato tre incontri con l’associazione dei consumatori e aver svolto tutte le verifiche del caso, ha interrotto il rapporto d’affari con l’agenzia esterna di vendita che si era macchiata delle condotte commerciali scorrette. «È stata una sorpresa - racconta Premuti - anche perché l’agenzia era un grande approvvigionatore di nuovi contratti per Green Network, stiamo parlando di circa 15.000 al mese».

lunedì 27 luglio 2015

La Commissione Europea propone un “new deal” per i consumatori del mercato dell’energia.



Il pacchetto proposto è un passo importante verso l’attuazione della strategia per l’unione energetica europea e si accompagna ad una lungimirante politica sul cambiamento climatico, lanciato come una delle priorità politiche della Commissione Juncker nel febbraio 2015. Le proposte indicate danno risalto al principio di “prima l’efficienza energetica” e mettono famiglie ed imprese al centro del mercato europeo dell’energia.
Il vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per l’unione energetica, Maroš Šefčovič, ha dichiarato: “Nella strategia per l’unione energetica ci siamo impegnati a dare ai consumatori europei la possibilità di partecipare attivamente al mercato, con la creazione di un mercato unico dell’energia ben funzionante, mettendo al primo posto l’efficienza energetica e lavorando per diventare i numeri uno nelle fonti rinnovabili. Oggi, cinque mesi dopo l’adozione della strategia per l’unone energetica, questo pacchetto dimostra la nostra determinazione a de-carbonizzare la nostra economia e a riconoscere ai consumatori un ruolo centrale nella transizione energetica in Europa. Questo segna non solo un nuovo corso per i consumatori, ma un “new deal” per l’intero sistema energetico europeo”.
Gran Balzo del PUN nell'ultima settimana.


Prezzo medio d'acquisto a 83,38 euro/MWh (+21,8%). 
Nella settimana n. 30 del 2015 (da lunedi' 20 a domenica 26 luglio) il prezzo medio di acquisto dell'energia nella borsa elettrica (PUN), con un aumento di 14,90 euro/MWh rispetto alla settimana precedente, e' salito a 83,38 euro/MWh (+21,8%), ai massimi da settembre 2012. 

venerdì 17 luglio 2015

Oil market, un anno dopo il crollo: un nuovo punto di equilibrio?




di Lisa Orlandi e Filippo Clô - Rie
Ad un anno dall’inatteso crollo delle quotazioni, il mercato petrolifero sembra aver guadagnato una relativa stabilità che parrebbe configurare un nuovo “punto di equilibrio”. Difficile, comunque, a ritenersi tale, alla luce delle numerose opposte pressioni cui è soggetto. Dopo una fase ascendente dei prezzi che perdurava dal 1999 – a parte il momentaneo crollo successivo alla grande crisi del 2008 – un loro relativo ridimensionamento era preconizzabile, dato il robusto ciclo degli investimenti del decennio scorso (4.000 miliardi di dollari nel solo upstream). Di certo, non poteva prevedersi che avvenisse con l’intensità osservata, anche in considerazione del sommarsi di tensioni geopolitiche internazionali come mai accaduto in passato e dell’ammanco di produzione che ne derivava. 

A motivare il crollo dei prezzi hanno concorso due fattori: la robustezza della shale revolution americana ed il cambio di strategia dell’Arabia Saudita, e forzatamente dell’intera Opec, non più disponibile a sobbarcarsi l’onere di un sostegno dei prezzi di cui si avvantaggiavano i concorrenti. Di fronte alla decisione di lasciare al libero mercato la fissazione dei prezzi, i fondamentali reali – prima oscurati dalla restrizione dell’offerta – hanno segnato il corso degli eventi. 

Anche la finanza vi ha contribuito – come è inevitabile accada in un mercato ampiamente cartaceo – ma non al servizio di complotti internazionali come qualcuno è arrivato a sostenere. Per meglio comprendere il corso degli avvenimenti e le future possibili dinamiche è opportuno ripercorrere quanto accaduto nell’ultimo anno lungo tre distinte fasi. 

La prima, la più estesa, abbraccia il periodo luglio - dicembre 2014. Dopo un triennio in cui a dominare lo scacchiere internazionale sono state le molteplici tensioni geopolitiche in diverse aree chiave di produzione e l’inevitabile speculazione sulle loro possibili implicazioni, i fondamentali reali tornano ad essere protagonisti, evidenziando appieno le loro intrinseche debolezze. A fronte di una dinamica della domanda mondiale continuamente inferiore alle previsioni – quel che solleva delicati interrogativi non tanto sulle modalità con cui sono elaborate quanto sugli effetti distorsivi del mercato che finiscono per provocare – il mercato palesa una sempre più evidente condizione di oversupply. 

Originata, da un lato, dall’esponenziale ed inattesa crescita della produzione unconventional degli Stati Uniti e, dall’altro, dal sostenuto contributo dell’OPEC (sempre superiore al tetto concordato a fine 2011 di 30 mil. bbl./g.). “The problem of oil is that there is always too much or too little”, affermava Frankel nel suo insuperato testo del 1946. Esattamente quanto osservato dall’inizio del Millennio: con la scarsità d’offerta che ha causato un balzo di sette volte dei prezzi tra 2000 e 2008 e, per converso, con l’attuale eccesso d’offerta che li ha più che dimezzati nell’arco di un anno Tra metà giugno e fine dicembre 2014, il prezzo del Brent innesca una continua e sostenuta discesa, da 115,0 a 55,0 doll./bbl, che accelera dopo lo storico meeting OPEC del 27 novembre 2014 in cui viene ufficializzata la decisione dell’Arabia Saudita di abbandonare il tradizionale ruolo di swing producer e di passare dalla difesa dei prezzi alla difesa della quota di mercato. In altri termini: vendere qualsiasi quantità a qualsiasi prezzo il mercato le avesse richiesto.

Nel solo mese di dicembre le quotazioni perdono oltre 15 doll./bbl: prefigurando un ulteriore inarrestabile crollo. In questa prima fase, due sono gli interrogativi che emergono dalla gran massa di analisi, previsioni, stime avanzate da banche d’affari, centri di ricerca, imprese. Da un lato, quale potesse essere il possibile “punto di caduta” dei prezzi: se ancorato ai costi marginali della shale production americana, con stime sino a 25 doll/bbl, o ai più elevati fiscal breakeven dei paesi produttori. Dall’altro lato, la capacità di tenuta dell’industria shale: figlia di prezzi a tre cifre, fortemente indebitata, caratterizzata da elevati tassi di declino, obbligata ad un continuo flusso di investimenti per non veder interrotta la produzione. 

In un proliferare di scenari e previsioni, due le convinzioni che parevano più condivise. In primo luogo, il fatto che si fosse avviato un ciclo ribassista dei prezzi che, nel parere o nei desiderata dei più, si sarebbe comunque esaurito nell’arco di 12-24 mesi, con prezzi che sarebbero risaliti a livelli comunque non superiori ai precedenti 100 doll/ bbl. In secondo luogo, il convincimento che la produzione non convenzionale americana avrebbe conosciuto un inevitabile drastico rallentamento se non un definitivo affossamento. Mentre la prima previsione può ritenersi tuttora valida, la seconda si è dimostrata – almeno ad oggi – del tutto errata. A dimostrazione di come la realtà produttiva, organizzativa, tecnologica e soprattutto il modello di business dei shale producers continui ad essere ignoto, così da non poterne preconizzare la capacità e le strategie di risposta alla caduta dei prezzi. Le dinamiche dei primi quattro mesi del 2015 – ed è la seconda fase – evidenziano appieno la discontinuità sul passato sia in termini di andamento dei prezzi che delle determinanti che ne stanno alla base.
Dopo aver toccato a metà gennaio quello che – almeno sinora – è il punto di massima caduta, con minimo giornaliero di 46 doll./bbl, si avvia una fase di tendenziale rialzo con prezzi che prendono ad oscillare da metà febbraio a metà aprile nella banda 55-60 doll/bb. Un rialzo non sostenuto, tuttavia, da una significativa alterazione dei fondamentali reali: con una domanda in crescita, ma meno di quanto atteso, ed un’offerta che cresce ancor di più: così consolidandosi l’oversupply da cui la crisi originò. Ciononostante, si rafforza il convincimento di un inevitabile ‘imminente’ rallentamento della produzione statunitense: per il progressivo calo dei rig2 attivi e per i robusti tagli degli investimenti (20%-25%) annunciati dalle oil companies. Da qui, l’aspettativa di un maggior bilanciamento del mercato nella seconda parte dell'anno ed il consistente riposizionamento dei portafogli degli operatori finanziari: dopo l’ondata di vendite che aveva segnato il secondo semestre 2014, si registra infatti una netta inversione, indicativa di un ritrovato mood ottimista, non supportato comunque dalla realtà di un mercato fisico che resta sostanzialmente debole. In sintesi, questa fase è segnata da un evidente scollamento tra effettivo stato dei fondamentali reali del mercato ed aspettative sulla loro evoluzione, tale da determinare una significativa attività sui mercati dei futures. 

La terza fase, ancora in corso, segna il passaggio da un mood ottimista a sentimenti di maggior cautela e attesa. Dopo aver raggiunto a metà maggio il massimo dell’anno a circa 67 doll./ bbl, si assiste ad un ripiegamento delle quotazioni che, per tutto il mese di giugno, mostrano oscillazioni contenute attorno alla soglia dei 60 doll./bbl, mentre perdono oltre 6 dollari ad inizio luglio, scendendo a quota 55 il 7 del mese. Dati alla mano, le aspettative di ridimensionamento dell’oversupply nel secondo semestre 2015 – che avevano guidato la fase di rialzi nella prima parte dell’anno – prendono a vacillare, con conseguente ridimensionamento delle posizioni finanziarie. 

La domanda non tiene il passo di un’offerta che, contrariamente a quanto atteso, non mostra segni di cedimento. Di particolare interesse la tenuta di quella americana, con i rig attivi che a fine giugno risultano in aumento dopo 29 settimane consecutive di calo: a indicare che i prezzi attuali non rappresentano un solido deterrente alla continuità dell’attività esplorativa ed estrattiva. Non si ravvisano segnali di frenata nemmeno da parte degli altri grandi produttori. L’OPEC, nel meeting di giugno, ha confermato le decisioni di fine novembre, continuando a produrre ben al di sopra del tetto ufficiale, mentre la Russia ha retto sinora bene al calo dei prezzi ed al peso delle sanzioni, con una produzione che ha toccato nuovi massimi prossimi a 11,0 mil. bbl./g. Nella sostanza, la lettura dello stato dei fondamentali reali denota condizioni di debolezza tali da non supportare rialzi sostenuti e prolungati dei prezzi. Da qui, un generale atteggiamento di cautela e di wait and see rispetto ai nuovi scenari macroeconomici e geopolitici che vanno delineandosi.

Shale oil: tra resilienza e futuro incerto 
Una delle poche certezze di questo primo anno di bassi prezzi del petrolio è che la tanto paventata implosione dell’industria shale americana non è avvenuta. Al contrario, buona parte dei circa 13.000 produttori indipendenti che vi operano ha mostrato una sorprendente capacità di resilienza ascrivibile al combinarsi di diversi fattori. In particolare, l’industria ha saputo mettere in atto sensibili miglioramenti di efficienza, abbattendo i costi operativi e aumentando la produttività dei pozzi ed i tassi di recupero. Un risultato conseguito grazie alla loro struttura snella che consente una rapidità decisionale del tutto estranea alla grande industria. Le compagnie hanno saputo rispondere al crollo dei prezzi focalizzandosi sui campi più prolifici e continuando ad affinare le operazioni attraverso processi di “learning by doing”.

Il tempo necessario alla perforazione di un pozzo è mediamente sceso da 35 a 17 giorni, mentre l’ammontare di greggio prodotto per dollaro investito è previsto crescere del 65% nel corso dell’anno. Secondo alcuni dei principali produttori, i miglioramenti di efficienza conseguiti sono stati tali da consentire loro a 65 dollari gli stessi ritorni che si avevano a 90. La grande rapidità decisionale degli shale producers americani in risposta alle variazioni dei prezzi – con riduzioni della produzione a fronte di un loro calo ed aumenti in caso opposto – porta a prefigurare un loro ruolo di swing producer del mercato al posto di quello sinora svolto dall’Arabia Saudita. Se così fosse – e la relativa stabilità dei prezzi sembrerebbe confermarlo – Riad avrebbe conseguito uno degli obiettivi che auspicava raggiungere con la modifica della sua strategia. 

A dar man forte alla tenuta degli indipendenti americani è anche l’accesso al credito ed al mercato dei capitali di cui hanno continuato a godere perfino le imprese maggiormente indebitate. Se da un lato il rischio di affossamento dell’industria può quindi dirsi scongiurato, dall’altro risulta difficile immaginare che una frenata della produzione non abbia in futuro a verificarsi. Il taglio degli investimenti e la consistente riduzione dei rig a partire dallo scorso ottobre – a prescindere dall’ultimo dato positivo – si tradurrà in un calo della produzione, che l’EIA stima già a partire da giugno, seppur graduale e non traumatico. Al contempo, l’accesso ai capitali si va facendo comunque più difficoltoso. I programmi di hedging per il 2016 sono inferiori a quelli dell’anno in corso e diverse compagnie trovano sempre più arduo reperire capitali attraverso la vendita di azioni. 

Anche l’accesso al credito potrebbe chiudersi a breve: il 1° ottobre è attesa infatti una nuova valutazione da parte delle banche del valore delle riserve oil&gas di molte compagnie, valutazione che sancirà i limiti dei prestiti che queste ultime potranno ottenere. 

Quali attese per il breve termine? 
Aggiornamenti dal mondo dell'Energia


A Giugno la crescita delle importazioni (+12,8%) ha contenuto le vendite di tutte le unità di produzione nazionali (-1,7%), rinnovabili incluse (-8,6%), ma non quelle degli impianti a gas che segnano invece un significativo incremento su base annua (+11,7%). Il prezzo medio di acquisto (PUN), in lieve aumento sia su maggio che su base annua, si porta a 48,64 €/MWh prolungando una fase di stagnazione su livelli appena superiori ai minimi storici dello stesso periodo del 2014.

A Giugno, grazie alla crescita del settore civile (+1,6%), torna il segno positivo sui consumi di gas naturale in Italia (+1,1%) dopo la flessione tendenziale di maggio. Sul lato offerta, calano sia le importazioni di gas naturale (-1,4%) che la produzione nazionale (-0,7%). Si riducono anche le iniezioni nei sistemi di stoccaggio (-5,7%), e le giacenze a fine mese (-23,9%).

Tendenze del prezzo europeo dell'energia

Nel mese di Giugno il valore dei principali combustibili fossili si riduce, in linea con la puntuale realizzazione della stagionalità dei fondamentali di mercato. Seguono l’evoluzione dei consumi anche le borse elettriche europee, che al contrario segnano diffusi incrementi mensili legati all’approssimarsi dell’estate e quindi delle temperature più elevate. Al netto degli elementi di ciclicità della domanda, tali tendenze si inseriscono comunque in un contesto generalmente ribassista, segnale della più ampia fase recessiva che l’economia europea sta attraversando già da qualche tempo. 


Mercato dei titoli di efficienza energetica

Nel mese di Giugno 2015 sul Mercato dei Titoli d Efficienza Energetica sono stati scambiati 99.543 TEE, in diminuzione rispetto ai 470.844 TEE scambiati a maggio. I volumi, nel primo semestre 2015, hanno registrato sul mercato un livello pari a 1.801.666 TEE e 2.834.506 TEE sulla piattaforma dei bilaterali (1.966.477 e 4.134.199 i TEE scambiati rispettivamente sul mercato e sulla piattaforma dei bilaterali nel 2014), per un totale di 4.636.172 TEE scambiati nei primi sei mesi del 2015, in diminuzione rispetto allo scorso anno (6.100.676 i TEE scambiati nel I semestre 2014). Dal mese di gennaio al mese di giugno 2015, il prezzo minimo registrato è stato pari a 90,00 € (95,00 € nello stesso periodo del 2014) mentre il prezzo massimo ha raggiunto quota 110,00 € (149,00 €/TEE nelle sessioni di scambio del mese di marzo 2014).

mercoledì 15 luglio 2015

ATTENZIONE: 
Fatture Enel Servizio Elettrico False!

Da qualche giorno diverse persone e aziende ricevono mail contenenti riferimenti a fatture Enel Servizio Elettrico da pagare. La mail contiene alcuni link di approfondimento. La stessa Enel Servizio Elettrico interpellata dichiara essere un tentativo di infettare il computer. Le cose su cui prestare attenzione sono sostanzialmente 2: Riferimento a Codice Fiscale e Conto Corrente Bancario non corrispondente.
Incollo sotto la mail ricevuta da un conoscente:
Enel ENEL SERVIZIO ELETTRICO - Servizio di Maggior Tutela
DATI CLIENTE
Numero cliente: 452 931 771 Codice Fiscale: UJRNU1746XX 

BOLLETTA PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA
N. fattura 52541133 del 30/06/2015 Bimestre maggio-giugno 2015
Totale da pagare entro il 15/07/2015: euro 464,02
Come da lei richiesto, sar`a addebitato nel giorno esatto della scadenza su conto corrente presso:

477300220403
Clicca qui per scaricare
DATI FORNITURA RIEPILOGO IMPORTI FATTURATI D
Politica sulla privacy
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